Lo sbarco sulla Luna racconta due storie diverse di proprietà intellettuale.
- 17 lug
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Aggiornamento: 7 giorni fa

Il 20 luglio 1969 Neil Armstrong e Buzz Aldrin diventano i primi esseri umani a camminare sulla Luna. Da quella missione nasce una delle immagini più celebri del Novecento: Buzz Aldrin sulla superficie lunare, con Neil Armstrong riflesso nella visiera dorata del casco, mentre sullo sfondo si distinguono il modulo lunare Eagle e l'orizzonte grigio della Luna.
Da oltre mezzo secolo quella fotografia viene riprodotta in libri, documentari, giornali, siti web e musei di tutto il mondo, fino a diventare parte dell'immaginario collettivo. Eppure, dietro un'immagine tanto conosciuta si nasconde una curiosità giuridica sorprendente: chiunque può utilizzarla liberamente, mentre lo stesso non vale per il logo della NASA o per gli emblemi delle missioni Apollo.
Dietro questa apparente contraddizione si nasconde una logica giuridica molto precisa. Fotografie e marchi, infatti, rispondono a logiche completamente diverse e sono disciplinati da strumenti di proprietà intellettuale che perseguono finalità differenti. Comprendere questa distinzione significa capire uno dei principi fondamentali della materia: non tutto ciò che viene creato si protegge nello stesso modo.
Perché le fotografie dell'Apollo 11 sono di pubblico dominio?
Quando si parla di diritto d'autore, si tende a pensare che qualsiasi fotografia sia automaticamente protetta dal momento in cui viene scattata. Nel caso delle immagini realizzate durante la missione Apollo 11, però, questa regola non trova applicazione.
Il diritto statunitense stabilisce infatti che le opere create da dipendenti del Governo federale nell'esercizio delle proprie funzioni ufficiali non possono essere oggetto di copyright. Gli astronauti della NASA, mentre documentavano la missione, operavano proprio in questa veste e, di conseguenza, le fotografie ufficiali realizzate durante l'allunaggio sono entrate nel pubblico dominio fin dal momento della loro creazione.
Non si tratta, quindi, di un diritto d'autore scaduto con il passare del tempo. In questo caso il copyright non è mai nato.
Riferimento normativo
Il principio è previsto dal 17 U.S.C. § 105, che esclude dalla tutela del copyright le opere del Governo federale degli Stati Uniti.
Una scelta che riflette una precisa politica legislativa
Questa disciplina potrebbe sembrare una semplice eccezione tecnica, ma in realtà riflette una scelta ben precisa del legislatore statunitense.
Le missioni della NASA sono finanziate con risorse pubbliche e le opere realizzate dai suoi dipendenti costituiscono il risultato di un'attività sostenuta dalla collettività. Consentire al Governo di rivendicare un diritto esclusivo su tali opere significherebbe chiedere ai cittadini di sostenerne il costo due volte: una prima attraverso il finanziamento dell'attività pubblica e una seconda attraverso il pagamento di una licenza per poter utilizzare ciò che hanno già contribuito a realizzare.
Accanto a questa motivazione economica esiste poi un principio ancora più ampio. Le informazioni prodotte nell'ambito dell'attività istituzionale del Governo sono considerate un patrimonio destinato alla collettività e la loro libera circolazione favorisce la ricerca, la divulgazione scientifica e l'accesso alla conoscenza. È una logica che non riguarda soltanto le fotografie della NASA, ma anche numerose altre opere realizzate dalle amministrazioni federali, come rapporti tecnici, pubblicazioni ufficiali e documenti istituzionali.
Naturalmente la regola non è priva di limiti: riguarda esclusivamente le opere realizzate da dipendenti federali nello svolgimento delle proprie funzioni e non si estende automaticamente ai materiali prodotti da soggetti privati incaricati dalla NASA o a contenuti appartenenti a terzi.
Per questo motivo non tutto ciò che compare sul sito della NASA è automaticamente di pubblico dominio.
Pubblico dominio non significa libertà assoluta
Il fatto che le fotografie ufficiali della NASA siano di pubblico dominio non significa che qualsiasi utilizzo sia automaticamente consentito.
Il diritto d'autore riguarda infatti solo uno dei possibili diritti di proprietà intellettuale coinvolti. Restano escluse da questa disciplina, ad esempio, le regole che tutelano il nome, i loghi e gli altri segni distintivi della NASA, così come le norme che impediscono di suggerire, attraverso un'immagine o una comunicazione, un'approvazione o un'affiliazione inesistente con l'agenzia.
In altre parole, una fotografia può essere liberamente utilizzabile dal punto di vista del copyright, senza che ciò autorizzi automaticamente qualsiasi modalità di impiego.
Perché il logo della NASA segue regole diverse?
Se le fotografie possono essere utilizzate liberamente, perché non vale lo stesso per il celebre logo della NASA o per gli emblemi delle missioni Apollo?
La risposta risiede nella diversa funzione svolta da questi strumenti. Una fotografia documenta un evento e costituisce un'opera creativa; un marchio, invece, identifica un'organizzazione, ne tutela la reputazione e impedisce che il pubblico possa essere indotto a ritenere esistente un collegamento ufficiale con prodotti o servizi che, in realtà, non provengono da essa.
Per questo motivo le insegne della NASA seguono un regime di tutela completamente diverso da quello applicabile alle fotografie. Il loro utilizzo è disciplinato da una normativa specifica, che ne limita l'impiego da parte di soggetti terzi e protegge l'identità istituzionale dell'agenzia spaziale.
È interessante osservare come la NASA abbia scelto di utilizzare questi strumenti in modo strategico. Pur disponendo di una tutela particolarmente incisiva, l'agenzia non ha mai perseguito una politica orientata alla massimizzazione dei ricavi derivanti dalle licenze dei propri segni distintivi. L'obiettivo è piuttosto quello di preservarne l'affidabilità e impedire che il pubblico possa attribuire alla NASA iniziative, prodotti o attività con cui l'agenzia non ha alcun rapporto.
Questa strategia, tuttavia, comporta anche alcune conseguenze. Nel corso degli anni, infatti, soggetti terzi hanno registrato in diverse giurisdizioni marchi ispirati ai segni distintivi della NASA per classi merceologiche o territori nei quali l'agenzia aveva scelto di non estendere la propria protezione. È un esempio concreto di come ogni decisione in materia di proprietà intellettuale comporti inevitabilmente vantaggi, limiti e compromessi.
La tutela della proprietà intellettuale è prima di tutto una scelta strategica
Il caso dell'Apollo 11 dimostra efficacemente che la proprietà intellettuale non consiste nell'applicare automaticamente una forma di tutela a tutto ciò che viene creato. Al contrario, ogni diritto nasce per perseguire uno scopo specifico e la sua efficacia dipende dalla funzione che è chiamato a svolgere.
Un brevetto protegge un'invenzione tecnica. Un marchio tutela l'identità distintiva di un'impresa. Il design protegge l'aspetto estetico di un prodotto. Il diritto d'autore tutela le opere creative. Esistono poi situazioni particolari, come quella delle fotografie ufficiali della NASA, nelle quali il legislatore ritiene che l'interesse pubblico debba prevalere sull'attribuzione di un diritto esclusivo.
Per questo motivo, quando un'impresa sviluppa nuovi contenuti, nuovi prodotti o nuovi segni distintivi, la domanda non dovrebbe essere semplicemente se un determinato elemento possa essere protetto, ma quale forma di tutela sia realmente coerente con il valore che rappresenta e con gli obiettivi che si intendono perseguire.
La proprietà intellettuale, in fondo, non è soltanto un insieme di diritti. È soprattutto una questione di strategia.
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A cura di Brunacci & Partners
European Patent & Trademark Attorneys
